Va' dal confessore e domandagli l'ubbidienza.

Io restai tutta confusa, non sapevo che dirgli; la natura faceva la sua parte, si spaventava e tremava, ma vedevo il mio buon Gesù che attendeva una risposta: se accettavo o no; allora, vedendomi quasi costretta a parlare, gli dissi: «O Divinissimo Sposo mio, da parte mia sarei pronta ad accettare, ma come si rimedierà da parte del confessore? Se non ci vuol venire d'intanto intanto, come può essere possibile che venga ogni giorno? Liberatemi da questa croce, che ci vuole il confessore per liberarmi, ed allora tutto sarà combinato tra me e voi». Allora il Signore mi disse: «Va' dal confessore e domandagli l'ubbidienza, se vuole; gli dirai tutto ciò che ti ho detto e starai a ciò che lui dice. Vedi, non sarà solamente per bene delle creature che voglio queste sofferenze continue, ma anche per il tuo bene; in que­sto stato di sofferenze purificherò ben bene l'animo tuo, in modo da disporti a formare con me un mistico sposalizio; e dopo questo darò l'ultima trasformazione in modo che diventeremo tutti e due, come due ceri che, messi sul fuoco, uno si trasforma nell'altro e se ne forma un solo; così trasformerò me in te, e tu vi resterai crocifissa con me. Ah! non saresti tu contenta se potessi dire: 'Lo Sposo crocifisso, ma anche la sposa crocifissa! Ah, sì, non c'è nessuna cosa che da lui mi rende dissimile'».

Onde, quando potetti parlare col confessore gli dissi tutto ciò che il Signore mi aveva detto, e si[c]come quella parola che il Signore mi disse: «Per un certo dato tempo», senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire, fu preso da me per una quarantina di giorni più o meno (ed ora sono circa dodici anni che continuo a stare; ma sia benedetto sempre Iddio. Siano adorati sem­pre i suoi inscrutabili giudizi!)

Io credo che se il Signore benedetto m'avesse fatto capire con chia­rezza la lunghezza del tempo che dovevo stare nel letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata, sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata, ma non co­noscevo allora la preziosità della croce come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni, né il confessore si sarebbe adattato a darmi l'ubbidienza.

Onde, così gli dissi al confessore: «Per una quarantina di giorni il Signore voleva che mi desse l'ubbidienza di stare continuamente a sof­frire»; dicendogli tutto il resto.

Con mia sorpresa, perché io lo credevo impossibile, il confessore mi disse che, se era veramente Volontà di Dio, lui mi dava l'ubbidien­za; che, in realtà non ne è che non si può venire, ma piuttosto un po' di rispetto umano.

L'aníma mia molto si rallegrò acciocché potessi contentare il Signo­re e così risparmiare le creature, ma la natura molto se ne afflisse nel sentirsi dato quest'obbedienza, tanto che per qualche giorno fui molto contristata. Anche l'anima la sentivo molto a pensare che dovevo stare tanto tempo senza poter ricevere Gesù in Sacramento, solo ed unico mio conforto; delle volte mi sentivo una guerra tanto fierissima in me, che io stessa non sapevo che cosa mi era avvenuto; molte cose vi aggiungeva pure il demonio, ma il mio buon Gesù rimediò a tutto; ed ecco come eseguì.

<          >