Libro di Cielo - Volume 19°

Luglio 18, 1926 (38)

Necessità [di] come Nostro Signore nel venire sulla terra non manifestò il Regno del suo Volere. Gesù continua sullo stesso argomento.

La mia povera mente stava pensando a ciò che sta scritto qui sopra, ed il mio dolce Gesù ha continuato sullo stesso argomento dicendomi:

“Figlia mia, vedi dunque la necessità [di] come, col venire sulla terra, non detti il Regno del mio Volere né lo feci conoscere. Volli far prova novella della creatura, volli darle cose minori di quelle che detti nella creazione, rimedi e beni per guarirla. Perché nel creare l’uomo [egli] non era malato, ma sano e santo, quindi poteva benissimo vivere nel Regno del mio Volere; ma sottraendosi dal Voler Supremo cadde malato, ed io venni sulla terra come medico celeste per vedere se accettava i rimedi, le medicine per la sua malattia. E dopo aver fatto prova di ciò, allora gli avrei fatta la sorpresa di manifestare il Regno della mia Volontà, che nella mia umanità tenevo per lui preparato.

S’ingannano quelli che pensano che la nostra somma bontà e sapienza infinita avrebbe lasciato l’uomo nei soli beni della redenzione, senza innalzarlo di nuovo allo stato primiero da noi creato. Allora la nostra creazione sarebbe stata senza il suo scopo e quindi senza il suo pieno effetto, ciò che non può essere nelle opere di un Dio. Al più faremmo passare e girare i secoli, dando ora una sorpresa ora un’altra, ora affidandole[1] il piccolo bene ed ora un altro più grande. Faremo come un padre che vuol dare la proprietà ai suoi figli. Ma questi figli molto hanno sciupato dei beni del padre; ma con tutto ciò è deciso di dare la proprietà ai suoi figli. Onde pensa un altro ritrovato: dà ai figli non più le somme grandi, ma a poco a poco, a lire a lire; e come vede che i figli si conservano il poco, così va aumentando le piccole somme. Con ciò vengono a riconoscere l’amore del padre ed apprezzare i beni che a loro affida, ciò che non facevano prima quando avevano le somme grandi. Questo serve a raffermarli e ad impararli di[2] saper conoscere i beni ricevuti. Onde il Padre, quando li ha formati, conferma la sua decisione e dà la sua proprietà ai figli.

Ora così sta facendo la paterna bontà. Nella creazione mise l’uomo nell’opulenza dei beni senza restrizione alcuna, ma solo perché volle provarlo in una cosa che a lui non costava un gran che, con un atto di sua volontà contraria alla mia [l’uomo] sciupò tutti questi beni. Ma il mio amore non si arrestò; incominciai più che padre a dargli a poco a poco; prima a guarirlo. [Con] il poco molte volte si usa più attenzione di quando si possegga[no] cose grandi, perché se si possiede proprietà grande e si sciupa, c’è sempre da dove prendere, ma se si sciupa il poco si resta digiuno. Ma la decisione di dare il Regno della mia Volontà all’uomo non l’ho cambiata. L’uomo cambia, ma Dio non si cambia.

Ora la cosa è più facile, perché i beni della redenzione hanno fatto la via, hanno fatto conoscere molte sorprese del mio amore per l’uomo, come l’ho amato, non col solo Fiat, ma col dargli la [mia] propria vita, sebbene il mio Fiat mi costa più della mia umanità, perché il Fiat è divino, immenso ed eterno, la mia umanità è umana e limitata e nel tempo ha il suo principio. Ma la mente umana non conoscendo a fondo che significa il Fiat, il suo valore, la sua potenza e [ciò] che si può fare, [gli uomini] si fanno più vincere da tutto ciò che fui e patii venendo a redimerli, senza sapere che sotto le mie pene e la mia morte c’era nascosto il mio Fiat che dava vita alle mie pene.

Ora se avessi voluto manifestare il Regno della mia Volontà, tanto quando venni sulla terra, quanto prima che i beni della redenzione fossero riconosciuti ed in gran parte posseduti dalle creature, i miei più grandi santi si sarebbero spaventati. Tutti avrebbero pensato e detto: ‘Adamo innocente e santo non seppe vivere né perseverò in questo regno di luce interminabile e di santità divina. Come lo possiamo noi?’

E tu per prima quante volte non ti sei spaventata? E tremando innanzi ai beni immensi ed alla santità tutta divina del Regno del Fiat Supremo, volevi ritirarti dicendomi: ‘Gesù, pensaci a qualche altra creatura, io sono incapace.’

Non ti spaventò tanto il patire, anzi molte volte mi hai pregato incitandomi che ti facessi patire. E perciò la mia più che paterna bontà [ha fatto] come ad una seconda mia madre, che le[3] nascosi il mio concepimento nel suo seno. Prima la preparai, la formai per non farla spaventare e quando giunse il tempo opportuno, nell’atto proprio in cui io dovevo essere concepito, allora glielo feci sapere per mezzo dell’angelo; e sebbene a primo aspetto tremò e si conturbò, ma subito si rasserenò, perché era abituata a vivere insieme col suo Dio, in mezzo alla sua luce e dinanzi alla sua santità.

Così ho fatto con te. Per tanti anni ed anni ti nascosi che volevo formare in te questo regno supremo; ti preparai, ti formai, mi chiusi in te, nel fondo dell’anima tua, per formarlo. E quando il tutto fu fatto, ti manifestai il segreto, ti parlai della tua missione speciale, ti chiesi in modo formale se volevi accettare di vivere nella mia Volontà. E sebbene tu tremavi e temevi, io ti rassicuravo dicendoti: ‘Perché ti conturbi? Non sei forse vissuta finora insieme con me nel Regno del mio Volere?’ E tu rassegnandoti prendevi più pratica a vivere in esso, ed io mi dilettavo di allargare sempre più i confini del regno mio, perché sta stabilito fin dove la creatura deve prendere possesso in questo regno, stando che sono interminabili i suoi confini e la creatura è incapace di poterli abbracciare tutti, perché limitata”.

Ed io: “Amor mio, eppure i miei timori non sono del tutto cessati e delle volte mi spavento tanto che temo di fare [come] un secondo Adamo”.

E Gesù: “Figlia mia, non temere. Tu hai più aiuto che non l’aveva Adamo. Hai l’aiuto d’un Dio umanato e tutte le opere e pene sue per tua difesa e per tuo sostegno, per tuo corteggio, ciò che non teneva lui. Perché dunque vuoi temere? Piuttosto sii attenta alla santità che si conviene per vivere in questo regno celeste, alla tua felicità e fortuna, che vivendo in esso ti basta uno sguardo, sentire una sola mia parola per comprendere i suoi beni; mentre coloro che stanno fuori si può dire che capiscono solo che esiste il Regno della mia Volontà, ma ciò che sta dentro, che ci vuole per farlo comprendere, appena l’alfabeto della mia Volontà possono capire”.

 



[1] affidando all’uomo

[2] impararli di, cioè insegnar loro a

[3] a Maria Santissima

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