[AUDIO] Meditazione sul 1° volume

capitoli 44 e 45

 

Eroismi nelle obbedienze imposte da Gesù a Luisa attraverso il confessore.

L'esperienza mistica del latte ricevuto da Gesù e la visione dell'anello sponsale.

Solo chi è disposto a lasciarsi azzerare da Dio la propria volontà umana potrà entrare nel regno della Divina Volontà.




Volume 1 - Capitolo 44

La vera rassegnazione sa cambiare la natura alle cose e l'amaro lo converte in dolce

Ciò mi costò molto in principio, specialmente per le obbedienze che mi dava il confessore. Non so come, voleva che prendessi il chinino, e tenevo data l'ubbidienza che, quante volte rovesciavo, altrettante volte dovevo ritornare a prendere il cibo. Ora, il chinino mi stuzzicava l'appetito e delle volte sentivo ben bene la fame, prendevo il cibo ed appena preso, e delle volte nell'atto stesso di prenderlo, dai continui urti di vomiti ero costretta a rimetterlo e rimanevo con la stessa fame di prima. La parola povera che Gesù mi aveva detto non mi faceva ardire di chiedere niente, ed io stessa avevo vergogna di chiedere; pensavo tra me: Che dirà la famiglia: «Ma ha vomitato ed ora vuole mangiare». Se me la danno qualche cosa, la prendo, se no, il Signore ci penserà. Così me la passavo, contenta di poter offrire qualche cosa al mio caro Gesù.

Però questo non durò molto tempo, ma circa quattro mesi. Un giorno il Signore mi disse: «Ripeti la domanda che ti dia l'ubbidienza di non prendere il chinino e di non farti prendere il cibo tante volte, ché Io gli darò lume».

Così, venne il confessore e glielo dissi; e lui mi disse: «Per non mostrare singolarità, d'ora in poi voglio che prendi il cibo una sol volta al giorno». E sospese anche il chinino. Così restai più quieta e mi passò la fame, ma però non cessò il vomito, quella sol volta che prendevo il cibo ero costretta a rimetterlo. Il Signore delle volte mi diceva di chiedere l'ubbidienza di non mangiare, ma il confessore non mi ha dato mai questa ubbidienza; mi diceva: Fa niente che vomiti, è un'altra mortificazione.

Io però lo dicevo al Signore, e lui mi diceva: «Voglio che fai la domanda, ma con santa indifferenza voglio che stia a ciò che ti dice l'ubbidienza». E così continuai a fare.

Quando furono passati circa quaranta giorni, da me presilo da quella parola che disse il Signore, (per un certo dato tempo) e che io così avevo detto al confessore, le sofferenze continuavano a sorprendermi ogni giorno e lui era costretto a venire tutti i giorni. Il confessore incominciò a darmi l'ubbidienza di non dovere più stare in quello stato, e mi soggiungeva che se cadessi nelle sofferenze, lui non ci sarebbe più venuto.

Da parte mia mi sentivo prontissima a fare l'ubbidienza; specialmente la natura voleva liberarsi da quello stare continuamente nel letto, che, per quanto bello fosse, era sempre letto; quel dovere [as]soggettarsi a tutti, anche nelle cose più ripugnanti e necessarie alla natura, ed essere costretta a dirle agli altri, è un vero sacrifizio. Quindi la natura fece il suo uffizio: tutta si consolò nel sentirsi data quest'ubbidienza. L'animo mio pronto a fare l'ubbidienza e pronto a stare nel letto, se il Signore così volesse, perché avevo incominciato a sperimentare quanto era stato buono con me e che la vera rassegnazione sa cambiare la natura alle cose e l'amaro lo converte in dolce.

 


Volume 1 - Capitolo 45

Stetti tutta una notte a contrastare col Signore

Quando mi diede l'ubbidienza di non dover più stare nel letto, io incominciai a resistere e dicevo al Signore: «Che vuoi da me. Non posso più, ché l'ubbidienza non vuole. Se voi volete, date lume al confessore ed allora io sono pronta a fare ciò che vuoi. E stetti tutta una notte a contrastare col Signore. Quando veniva, gli dicevo: mio caro Gesù, abbi pazienza non ci venire, ché l'ubbidienza non permette che mi fate partecipe delle sofferenze».

Fino alla mattina io vincevo, mi sentivo in me stessa e libera di sofferenze, quando, in un istante venne il Signore e mi tirò talmente a Sé, che non potetti resistergli; ci perdetti io i sensi e mi trovai insieme con lui, ma tanto stretta, che per quanta opposizione facessi, non potetti distaccarmi da Gesù. Stando con Gesù io mi sentivo tutta annichilita ed avevo un certo rossore per le tante parti che gli avevo fatto la notte; gli dissi: «Sposo Santo, perdonami, è il confessore che così vuole».

E lui mi disse: «Non temere, quando è l'ubbidienza, Io non mi offendo». Proseguì: «Vieni, vieni a me; oggi è capodanno, voglio darti la strenna». (Giusto quella mattina era il primo giorno dell'anno). Così avvicinò le sue purissime labbra alle mie e versò un latte dolcissimo, mi baciò, e prese un anello da dentro il costato, e mi disse: «Oggi voglio farti vedere l'anello che ti ho preparato quando ti sposerò». Poi mi disse: «Digli al confessore che è Volontà mia che continui a stare nel letto; e, per segno che sono Io, digli: - C'è la guerra tra l'Italia e l'Africa - e, se lui ti dà l'ubbidienza di farti continuare a soffrire, non farò far niente d'ambo le parti: si rappacificheranno insieme».

Nell'atto stesso di dire queste parole, mi sentii come da una veste circondata da sofferenze e da me stessa non potetti liberarmi; pensavo tra me stessa: «Che dirà il confessore?». Ma non stava più in mio potere. Quel latte che Gesù versò in me mi produceva tale amore verso di lui, che mi sentivo languire; e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza, che dopo che venne il confessore e mi riebbi da quello stato e la famiglia mi portò il cibo, tanto mi sentivo piena che il cibo non andava a basso, ma per fare l'ubbidienza, che così voleva, [ne] presi qualche poco, e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù. E Gesù, quasi scherzando, mi disse: «Non ti bastò quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?». Io mi arrossii tutta, ma subito gli dissi: «Che vuoi da me? È l'ubbidienza».

Quando venne il confessore s'incominciò ad inquietare e a dirmi ch'ero disobbediente, o pure mi diceva: «È una malattia. Se fosse cosa di Dio t'avrebbe fatto ubbidire! Perciò, invece di chiamare il confessore devi chiamare i medici!». Quando lui finì di dire, io gli dissi tutto ciò che mi aveva detto il Signore, come ho detto di sopra, e lui mi disse che era vero che ci era la guerra tra l'Africa e l'Italia; staremo a vedere se non si farà niente. E così restò persuaso di farmi continuare a soffrire. Dopo circa quattro mesi, un giorno venne il confessore e mi disse che erano venute le notizie che la guerra che stava tra l'Africa e l'Italia, senza farsi nessun danno d'ambo le parti, si erano rappacificate insieme. Così il confessore restò più persuaso e mi lasciò restare in pace.