BOX Semi di Divina Volontà

Per ruminare nella mente le Verità sulla Divina Volontà e conservarle nel cuore

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"Semi di Divina Volontà"


(1) “Figlia mia, per quante verità di più ti manifesto, di tante specialità di beatitudini ti faccio in dono. Ogni verità contiene in sé una beatitudine, felicità, gioia e bellezza distinta; sicché ogni verità di più che conosci porta in te beatitudine, felicità, gioia, bellezza, di cui tu resti arricchita; sono semi divini che l’anima riceve, che manifestandoli agli altri comunica questi semi ed arricchisce chiunque li riceve”.

(Libro di Cielo 13° Volume - 25 gennaio 1922)

(2) “Le verità conosciute in terra, essendo semi divini che germogliano beatitudini, gioia, ecc., in cielo quando l’anima sarà nella sua patria saranno fili elettrici di comunicazione, per cui la Divinità sprigionerà dal suo seno tanti atti di beatitudine per quante verità l’anima ha conosciuto. Oh, come ne resterà inondata come da tanti diversi mari immensi! Già il germe lo tiene; col tenere il germe tiene il vuoto dove poter ricevere questi mari immensi di felicità, di gioia e di bellezza”.

(Libro di Cielo 13° Volume - 25 gennaio 1922)

(3) “A chi non tiene il germe, a chi non ha conosciuto una verità in terra, manca il vuoto per poter ricevere tante specialità di beatitudini. Vedi dunque che significa conoscere una verità di più o una verità di meno; se tutti lo sapessero che grandi beni si perdono, farebbero a gara per fare acquisto di verità”.

(Libro di Cielo 13° Volume - 25 gennaio 1922)

(4) “Se l’anima è tutta piena di me fino all'orlo, fino a sovrabbondare fuori, cioè non pensa, non cerca, non parla, non ama che me solo, tutto il resto pare che non esista per lei, anzi il resto la annoia, l'infastidisce, al più cede la feccia e l’ultimo posto a ciò che non è Dio, come fosse l’ultimo pensiero, una parola, un atto per una cosa necessaria della vita naturale; dare questo alla natura non nuoce né all'amore né alla santità vera, ed è segno che l’anima ama me solo”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 28 febbraio 1912)

(5) “Se l’anima è intramezzata da varie cose, ora pensa a me ora ad altro, ora parla di me e poi a lungo parla di altro, e così del resto, è segno che non ama me solo ed io non ne sono contento”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 28 febbraio 1912)

(6) “Se l’ultimo pensiero, l'ultima parola, un ultimo atto è solo per me, è segno che l'anima non mi ama e se mi dà qualche cosa non è altro che la feccia che mi dà; eppure questo fa la maggioranza delle creature”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 28 febbraio 1912)

(7) “Ah, figlia mia, quelli che mi amano sono con me uniti come i rami sono uniti al tronco dell’albero. Ci può essere mai separazione, dimenticanza, nutrimento diverso tra i rami ed il tronco? Una è la vita, uno lo scopo, unanimi i frutti, anzi il tronco è la vita dei rami, i rami la gloria del tronco, uno e l’altro sono la stessa cosa. Così sono con me le anime che mi amano”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 28 febbraio 1912)

(8) “Figlia mia, quanto mi dispiace vedere l’anima rannicchiata in se stessa, nel vederla operare da sola, mentre standole vicino io la guardo, e vedendola molte volte che non sa far bene ciò che fa, io sto aspettando che mi chiamasse e mi dicesse: Io voglio fare questa cosa e non so farla, vieni tu a farla insieme con me, e tutto saprò far bene”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 20 agosto 1912)

(9) “Io sto aspettando che l'anima mi chiamasse e mi dicesse: ‘Voglio amare, vieni insieme con me ad amare; voglio pregare, vieni tu a pregare insieme; voglio fare questo sacrifizio, vieni tu a darmi la tua forza, che io mi sento debole’, e così di tutto il resto; ed io volentieri, con sommo mio piacere mi presterei a tutto”.

(Libro di Cielo 11° Volume - 20 agosto 1912)

(10) “Io sono come un maestro che avendo dato il tema ad un suo alunno, gli sta vicino per vedere che fa il suo scolaro, e l’alunno non sapendolo far bene si corruccia, si affanna, si turba, se occorre piange, ma non dice: ‘Maestro, insegnami come debbo fare qui’. Qual è la mortificazione del maestro vedendosi trattato dallo scolaro come un nonnulla? Tal è la mia condizione”.

 

(Libro di Cielo 11° Volume - 20 agosto 1912)