Libro di Cielo - Volume 11°

Marzo 8, 1912 (10)

Cosa significa vittima.

Questa mattina si è offerto vittima il Padre G. a Nostro Signore, ed io stavo pregando ed offerendolo che lo accettasse. Onde il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

“Figlia mia, io lo accetto di buon cuore e digli che la sua vita non sarà più la sua, ma la mia, anzi lo scelgo vittima della mia vita nascosta. La mia vita nascosta fu vittima di tutto l’interno dell’uomo, sicché soddisfece per i pensieri, desideri, tendenze, affetti cattivi. Tutto ciò che fa di esterno l’uomo, non è altro che lo sbocco dell’interno; se tanto male si vede nell’esterno, che sarà dell’interno?

Quindi molto mi costò il rifacimento dell’interno del­l’uomo, basta dire che vi impiegai la prolissità di tren­t’anni; il mio pensiero, il mio palpito, il respiro, i desideri, erano sempre intenti a correre presso il pensiero, il palpito, il respiro, il desiderio dell’uomo, per ripararli, per soddisfarli[1], per santificarli; così scelgo lui vittima per questo punto della mia vita nascosta. Sicché voglio tutto il suo interno unito con me ed offerto a me per soddisfarmi l’interno cattivo delle altre creature; ed a bella posta lo scelgo per questo, ché essendo lui sacerdote, conosce più degli altri l’interno delle anime, il mar­ciume, la melma che c’è dentro di loro, e da ciò può conoscere di più quanto mi costò questo mio stato di vittima a cui voglio che prenda parte, non solo lui, ma degli altri cui[2] lui avvicina.

Figlia mia, digli che grazia grande che gli fo, accettandolo vittima, perché il farsi vittima non è altro che un secondo battesimo, anzi più del battesimo, perché si tratta di risorgere nella mia stessa vita; e dovendo la vittima vivere con me e di me, mi è necessario lavarla d’o­gni macchia dandole un nuovo battesimo, e raffermarla nella grazia per poterla ammettere a vivere con me. Sicché d’ora in poi, tutto ciò che farà, non dirà più che è cosa sua, ma mia; sicché se prega, se parla, se opera, dirà che sono cose mie”.

Poi Gesù pareva che guardava intorno, ed io: “Che guardi, o Gesù? Non siamo soli?”

E lui: “No, ci sono persone; le attiro attorno a te per averle più strette con me”.

Ed io: “Vuoi loro bene?”

E lui: “Sì, ma le vorrei più sciolte, più fiduciose, più ardite e più intime con me, senza alcun pensiero di loro stesse, perché devono sapere che le vittime non sono più padrone di loro stesse, altrimenti annullano lo stato di vittima”.

Ond’io sentendomi un po’ di tosse ho detto: “Gesù fammi venire presto, fammi morire di tisi; presto, presto, fammi venire, portami con te”.

E Gesù: “Non mi far vedere che resti scontenta, altrimenti io soffro. Sì, morrai di tisi; un altro poco e se non morrai di tisi corporale, morrai di tisi di amore. Deh!, non uscire dalla mia Volontà, ché la mia Volontà sarà il tuo paradiso, anzi il paradiso del mio Volere. Quanti giorni starai in terra, altrettanti paradisi di più ti darò in Cielo”. 



[1] soddisfare il Padre per loro

[2] degli altri cui, cioè: gli altri che

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fonte audio: www.divinavoluntas.it

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