Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La Cena Eucaristica

QUARTA ORA

dalle 8 alle 9 della sera


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Quarta Ora, dalle 8 alle 9 della sera.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


La Cena Eucaristica

Dolce Amor mio, incontentabile sempre nel tuo amore, vedo che, mentre finisci la cena legale insieme coi tuoi amati discepoli, ti alzi da tavola e, unito a loro, innalzi l’inno di ringraziamento al Padre, per avervi dato il cibo, volendo riparare con ciò le mancanze di ringrazia­mento delle creature per i tanti mezzi che Dio ci dà per il sostentamento della vita corporale. Perciò, o Gesù, in tutto ciò che tu fai, che tocchi e vedi, hai sempre le parole sul labbro Grazie ti sian rese, o Padre.

Anch'io, Gesù, unita a te, prendo le parole dalle tue labbra e sempre ed in tutto dirò: Grazie per me e per tutti, per continuare la riparazione per le mancanze di ringraziamento.

[Gesù lava i piedi degli apostoli]

O mio Gesù, sembra che il tuo amore non ha posa. Vedo che fai sedere di nuovo i tuoi amati discepoli; prendi un catino di acqua, ti cingi di bianca tovaglia e ti prostri ai piedi degli apostoli in atto così umile, da attirare l’attenzione di tutto il cielo e farlo rimanere estatico. Gli stessi apostoli rimangono quasi senza moto nel vederti prostrato ai loro piedi. Ma dimmi, Amor mio, che vuoi? Che intendi con quest’atto così umile? Umiltà non mai vista e che mai si vedrà!

“Ah, figlia mia! Voglio tutte le anime e, prostrato ai loro piedi come povero mendico, le chiedo, le importuno e, piangendo, tramo insidie d’amore per averle.

Voglio, prostrato ai loro piedi, con questo catino d’acqua mescolata con le mie lacrime, purificarle da qualunque imperfezione e prepararle a ricevere me nel Sacramento. Mi sta tanto a cuore quest’atto di ricevermi nell'Eucaristia, che non voglio affidare questo ufficio agli angeli e neppure alla mia cara Mamma; io stesso voglio purificarne anche le fibre più intime per disporle a ricevere il frutto del Sacramento; e negli apostoli intendevo preparare tutte le anime.

Intendo riparare tutte le opere sante e l'amministra­zione dei sacramenti, soprattutto fatte dai sacerdoti con spirito di superbia, vuote di spirito divino e di disinteres­se. Ah, quante opere buone mi giungono più per farmi disonore che per darmi onore! Più per amareggiarmi che per compiacermi! Più per darmi morte che per darmi vi­ta! Queste sono le offese che più mi contristano. Ah, sì, figlia mia! Numera tutte le offese più intime che mi si fanno, e riparami con le mie stesse riparazioni; consola il mio cuore amareggiato”.

O mio afflitto Bene, faccio mia la tua vita ed insieme a te intendo ripararti tutte queste offese. Voglio entrare nei più intimi nascondigli del tuo cuore divino, e riparare col tuo stesso cuore le offese più intime e segrete che ricevi dai tuoi più cari. Voglio, o mio Gesù, seguirti in tutto, ed insieme con te voglio girare per tutte le anime che ti devono ricevere nell’Eucaristia, ed entrare nei loro cuori, ed insieme alle tue, metto le mie mani per purificarle. O Gesù, con queste tue lacrime ed acqua con cui lavasti i piedi degli apostoli, laviamo le anime che devo­no riceverti; purifichiamo i loro cuori, infiammiamoli, scuotiamone la polvere di cui sono imbrattati, affinché ricevendoti, tu possa trovare in loro le tue compiacenze anziché le tue amarezze.

Ma, affettuoso mio Bene, mentre stai tutto intento a lavare i piedi degli apostoli, ti guardo e vedo che un altro dolore trafigge il tuo Cuore Sacratissimo. Questi apostoli rappresentano tutti i futuri figli della Chiesa, e ciascuno di loro la serie di tutti i mali che nella Chiesa dovranno esistere, e quindi la serie di tutti i tuoi dolori. In chi le debolezze, in chi gl’inganni, in questo le ipocri­sie, in quello l’amore smodato agl’interessi, in San Pietro le mancanze dei propositi e tutte le offese dei capi della Chiesa, in San Giovanni le offese dei tuoi più fidi, in Giuda gli apostati con tutta la serie dei gravi mali che da questi si commettono. Il tuo cuore è soffocato dal do­lore e dall’amore, tanto che, non potendo reggere, ti soffermi ai piedi di ciascun apostolo e dai in pianto, e preghi e ripari ciascuna di queste offese, ed impetri per tutti il rimedio opportuno.

Mio Gesù, anch’io mi unisco a te; faccio mie le tue preghiere, le tue riparazioni e i tuoi rimedi opportuni per ciascun’anima. Voglio mescolare le mie lacrime alle tue, affinché tu mai sia solo, ma sempre mi abbia con te per dividere insieme le tue pene.

Ma mentre t’inoltri, dolce Amor mio, nel lavare i piedi degli apostoli, vedo che già sei ai piedi di Giuda. Ti sento il respiro affannoso. Vedo che non solo piangi, ma singhiozzi; e mentre lavi quei piedi, te li baci, te li stringi al cuore. E non potendo parlare con la voce perché soffocata dal pianto, lo guardi con quegli occhi gonfi di lacrime e gli dici col cuore:

“Figlio mio, deh, ti prego con le voci delle lacrime, non andare all’inferno! Dammi la tua anima, che prostrato ai tuoi piedi ti chiedo. Dì, che vuoi? Che pretendi? Tutto ti darò, purché non ti perda. Deh, risparmia questo dolore a me, tuo Dio!”.

E ritorni a stringerti quei piedi al tuo cuore; ma vedendo la durezza di Giuda, il tuo cuore è messo alle strette, il tuo amore ti soffoca e stai in atto di venire meno. Cuor mio e Vita mia, permettimi che ti sostenga fra le mie braccia. Capisco che questi sono i tuoi stratagem­mi amorosi che usi con ciascun peccatore ostinato.

Deh! Ti prego, Cuor mio, mentre ti compatisco e ti ri­paro le offese che ricevi dalle anime che si ostinano a non volersi convertire, giriamo insieme la terra e dove stanno peccatori ostinati, diamo loro le tue lacrime per ammollirli, i tuoi baci e le tue strette d’amore per incate­narli a te, in modo da non poterti sfuggire, e così rinfrancarti del dolore della perdita di Giuda.

[Istituzione della Santissima Eucaristia]

Mio Gesù, gioia e delizia mia, vedo che il tuo amore corre e rapidamente corre. Ti alzi, dolente come sei, e quasi corri all’altare dov’è preparato il pane e il vino per la consacrazione. Ti vedo, Cuor mio, che prendi un aspetto tutto nuovo e non mai visto. La tua divina perso­na prende un aspetto tenero, amoroso, affettuoso: i tuoi occhi sfolgorano luce più che se fossero soli; il tuo volto roseo è splendente, le tue labbra sorridenti e brucianti di amore; le tue mani creatrici si mettono in atteggiamento di creare. Ti vedo, Amor mio, tutto trasformato: la divinità pare come se traboccasse fuori dell’umanità.

Cuor mio e Vita mia, Gesù, questo tuo aspetto non mai visto chiama l’attenzione di tutti gli apostoli: sono presi da un dolce incanto e non osano neppure fiatare. La dolce Mamma corre in spirito ai piedi dell’altare a mirare i portenti del tuo amore. Gli angeli scendono dal cielo e si domandano tra loro: “Che c’è? Che c’è? Sono vere follie, veri eccessi: un Dio che crea, non il cielo o la terra, ma sé stesso. E dove? Dentro la materia vilissima di poco pane e poco vino!”.

Ma mentre sono tutti intorno a te, o Amore insaziabile, vedo che prendi il pane fra le mani, l’offri al Padre e sento la tua voce dolcissima che dice:

“Padre Santo, grazie ti sian rese, ché sempre esaudisci il Figlio tuo. Padre Santo, concorri meco. Tu, un giorno, mi mandasti dal cielo in terra ad incarnarmi nel seno della Mamma mia, per venire a salvare i nostri figli; ora permettimi che m’incarni in ciascun’ostia per continuare la loro salvezza ed essere vita di ciascuno dei miei figli. Vedi, o Padre: poche ore restano della mia vi­ta. Chi avrà cuore di lasciare i miei figli orfani e soli? Molti sono i loro nemici, le tenebre, le passioni, le debo­lezze cui vanno soggetti. Chi li aiuterà? Deh! Ti supplico che rimanga in ciascun’ostia, per essere vita di ognuno, e quindi mettere in fuga i nemici, ed essere loro luce, forza, aiuto in tutto. Altrimenti, dove andranno? Chi li aiuterà? Le nostre opere sono eterne, il mio amore è irresistibile; non posso, né voglio lasciare i miei figli”.

Il Padre s’intenerisce alla voce tenera ed affettuosa del Figlio. Scende dal cielo; è già sull’altare ed unito con lo Spirito Santo a concorrere col Figlio. E Gesù, con voce sonora e commovente, pronunzia le parole della consacrazione, e senza lasciare sé stesso, crea sé stesso in quel pane e vino.

Poi comunichi i tuoi apostoli; e credo che la nostra celeste Mamma non restò priva dal riceverti. Ah, Gesù! I cieli s’inchinano e tutti t’inviano un atto di adorazione nel tuo nuovo stato di profondo annichilimento.

Ma, o dolce Gesù, mentre il tuo amore resta contentato e soddisfatto non avendo altro che fare, vedo, o mio Bene, su questo altare, tutte le ostie consacrate che si perpetueranno sino alla fine dei secoli, ed in ciascuna ostia, schierata tutta la tua dolorosa passione, perché le creature, agli eccessi del tuo amore, ti preparano eccessi d’ingratitudine e di enormi delitti. Ed io, Cuore del mio cuore, voglio trovarmi sempre con te in ogni tabernaco­lo, in tutte le pissidi ed in ciascun’ostia consacrata che si troverà sino alla fine del mondo, ad emettere i miei atti di riparazione, a seconda delle offese che ricevi.

O Gesù, ti contemplo nell’Ostia santa e, come se ti vedessi nella tua adorabile persona, bacio la tua fronte maestosa ma, baciandoti, sento le punture delle tue spine. O mio Gesù, in quest’Ostia santa quante creature non ti risparmiano le spine! Esse si portano innanzi a te e, invece di mandarti l’omaggio dei loro buoni pensieri, ti mandano i loro pensieri cattivi, e tu di nuovo abbassi la testa come nella passione, e ricevi e tolleri le spine di questi pensieri cattivi. O mio amore, insieme con te, abbasso la testa anch’io, per dividere le tue pene. Metto tutti i miei pensieri nella tua mente per spingere fuori queste spine che tanto ti addolorano, ed ogni mio pensiero scorra in ogni tuo pensiero per farti l’atto di riparazione per ogni pensiero cattivo, e così consolare la tua mesta mente.

Gesù, mio Bene, bacio i tuoi begli occhi: ti vedo in questa Ostia santa con i tuoi occhi amorosi in atto di aspettare tutti quelli che si portano alla tua presenza, per guardarli con i tuoi sguardi d’amore e per avere il ricam­bio dei loro sguardi d’amore. Ma quanti vengono innanzi a te e, invece di guardare e cercare te, guardano cose che li distraggono e così privano te del gusto che provi nello scambio degli sguardi d’amore! Tu piangi; ed io, baciandoti, sento le mie labbra bagnate dalle tue lacrime. Mio Gesù, non piangere. Voglio mettere i miei occhi nei tuoi per dividere insieme queste tue pene e piangere con te; e volendo riparare tutti gli sguardi distratti delle creature, ti offro i miei sguardi sempre fissi in te.

Gesù, mio Amore, bacio le tue santissime orecchie. Già ti vedo intento ad ascoltare ciò che vogliono da te le creature, per consolarle. Ma queste invece, ti fanno giungere alle orecchie preghiere malamente recitate, piene di diffidenze, preghiere fatte per abito; ed il tuo udito in quest’Ostia santa è molestato più che nella tua stessa passione. O mio Gesù, voglio prendere tutte le ar­monie del cielo e metterle nelle tue orecchie per ripararti, e voglio mettere le mie orecchie nelle tue, non solo per dividere insieme queste pene, ma per stare sempre attenta a ciò che tu vuoi e soffri, per fare subito il mio atto continuo di riparazione e per consolarti.

Gesù, mia Vita, bacio il tuo santissimo volto. Lo vedo insanguinato, livido e gonfio. Le creature, o Gesù, vengono innanzi a quest’Ostia santa, e con le loro posizioni indecenti, e con i discorsi cattivi che fanno innanzi a te, invece di darti onore, esse ti danno schiaffi e sputi. E tu, come nella passione, in tutta pace e pazienza li ricevi e tutto sopporti. O Gesù, voglio mettere il mio volto non solo vicino al tuo, per carezzarti e baciarti mentre ricevi questi schiaffi e per toglierti gli sputi, ma nel tuo stesso volto per condividere queste pene. Inoltre intendo del mio essere, fare tanti minutissimi brani, per metterli innanzi a te come tante statue inginocchiate, che, genuflesse continuamente, ti riparino tutti i disonori che vengono fatti innanzi a te.

Gesù, mio Tutto, bacio la tua dolcissima bocca. Vedo che nello scendere nei cuori delle creature, il primo pog­gio che fai è sulla loro lingua. Oh, come ne resti amareggiato, trovando molte lingue mordaci, impure, cattive! Ah, ti senti come attossicare da queste lingue, e peg­gio quando scendi nei loro cuori! O Gesù, se fosse possibile, vorrei trovarmi nella bocca di ciascuna creatura, per addolcirti e per ripararti qualunque offesa che da esse ricevi.

Affaticato mio Bene, bacio il tuo santissimo collo. Ti vedo stanco, sfinito e tutto occupato nel tuo lavorio d’amore. Dimmi, che fai? E Gesù:

“Figlia mia, in quest’Ostia lavoro da mane a sera, for­mando continue catene d’amore, cosicché come le anime vengono da me, faccio loro trovare pronte le mie ca­tene d’amore per incatenarle al mio cuore. Ma sai tu che mi fanno esse? Molte hanno a male queste mie catene e a via di sforzi si svincolano, mettendole in frantumi, e siccome queste catene sono legate al mio cuore, io ne resto torturato e vado in delirio. Esse poi, nello spezzare le mie catene, mandano a vuoto il mio lavorio, cercando le catene delle creature, e questo lo fanno anche alla mia presenza, servendosi di me per raggiungere i loro intenti. Ciò mi addolora tanto, che mi dà febbre violenta da farmi venir meno e delirare”.

Quanto ti compatisco, o Gesù! Il tuo amore è messo alle strette. Deh, ti prego! Per rinfrancarti del tuo lavoro e per ripararti quando le tue catene amorose vengono messe in frantumi, di incatenare il mio cuore con tutte queste catene, per poterti dare per loro il mio ricambio d’amore.

Mio Gesù, Freccero divino, bacio il tuo petto. È tale e tanto il fuoco che in esso contieni che, per dare un po’ di sfogo alle tue fiamme (che troppo in alto si elevano), e volendo fare un po’ di sosta nel tuo lavoro, vuoi anche giocare in questo sacramento. Il tuo gioco è formare frecce, dardi, saette; cosicché come le creature vengono innanzi a te, ti metti a giocare con esse, tirando loro frecce d’amore che escono dal tuo petto per ferirle. Quando queste le ricevono, tu vai in festa e così il tuo gioco viene formato. Ma molti, o Gesù, te le respingono, mandandoti per ricambio frecce di freddezza, dardi di tiepidezza e saette d’ingratitudine, e tu ne resti così afflitto, che piangi, perché le creature fanno fallire il tuo gioco d’amore. O Gesù, ecco il mio petto pronto a ricevere non solo le tue frecce destinate per me, ma anche quelle che ti respingono gli altri; e così non falliranno più i tuoi giochi, e per contraccambio voglio ripararti le freddezze, le tiepidezze e le ingratitudini che ricevi.

O Gesù, bacio la tua mano sinistra, e intendo riparare tutti i tocchi illeciti o non santi fatti alla tua presenza; e ti prego, con questa mano, di tenermi sempre stretta al tuo cuore.

O Gesù, bacio la tua mano destra, e intendo riparare tutti i sacrilegi, specie le Messe malamente celebrate. Quante volte, Amor mio, tu sei costretto a scendere dal cielo nelle mani dei sacerdoti che, in virtù della potestà data loro, ti chiamano, ma trovi quelle mani piene di fango che scolano marciume. E sebbene senti la nausea di quelle mani, tuttavia il tuo amore ti costringe a rimanervi. Anzi in certi tuoi ministri c’è di peggio: in questi tu trovi i sacerdoti della tua passione che, con i loro enormi delitti e sacrilegi, rinnovano il deicidio. Mio Gesù, mi fa spavento solo a pensarlo: un’altra volta, come nella passione, tu te ne stai in quelle mani indegne, qua­le agnellino mansueto, aspettando di nuovo la tua morte. Oh, Gesù, quanto soffri, e quanto vorresti una mano amante per liberarti da quelle mani sanguinarie! Deh, ti prego! Quando ti trovi in queste mani, di farmi essere presente per ripararti. Voglio coprirti con la purità degli angeli e profumarti con le tue virtù, per attutire la puzza di quelle mani e offrirti il mio cuore per scampo e rifugio. Mentre starai in me, io ti pregherò per i sacerdoti, acciocché siano degni tuoi ministri e non mettano più in pericolo la tua vita sacramentale.

O Gesù, bacio il tuo piede sinistro, ed intendo ripararti per quelli che ti ricevono per abitudine e senza le dovute disposizioni.

O Gesù, bacio il tuo piede destro, e intendo riparare per quelli che ti ricevono per oltraggiarti. Deh, ti prego! Quando ardiranno di fare ciò, di rinnovare il miracolo che operasti quando Longino ti trapassò il cuore con la lancia: al flusso di quel sangue che, sgorgando, gli toccò gli occhi, tu lo convertisti e lo risanasti; così al tuo tocco sacramentale converti le offese in amore.

O Gesù, bacio il tuo cuore, centro dove si riversano tutte le offese; ed io intendo ripararti per tutto e per tutti, darti un contraccambio d’amore, e sempre insieme con te dividere le tue pene.

Deh, o celeste Freccero d’amore! Se qualche offesa sfugge alla mia riparazione, ti prego di imprigionarmi nel tuo cuore e nella tua Volontà, affinché nulla mi possa sfuggire. Pregherò la dolce Mamma che mi tenga sempre all’erta, ed insieme con lei ti ripareremo per tutto e per tutti; ti baceremo insieme, e facendoti riparo, ti allontaneremo le onde delle amarezze che purtroppo ricevi dalle creature. O Gesù, ricordati che anch’io sono una povera prigioniera. [1] È vero che le tue prigioni, essendo il piccolo spazio d’un’ostia, sono più strette della mia. Perciò rinchiudimi nel tuo cuore e, con le catene del tuo amore, non solo imprigionami, ma lega uno per uno i miei pensieri, gli affetti, i desideri, incatena le mie mani e i miei piedi al tuo cuore, perché io non abbia altre mani e altri piedi che i tuoi.

Sicché, Amor mio, il mio carcere sarà il tuo cuore; le mie catene, l’amore; i cancelli che mi impediranno di uscire menomamente dal tuo cuore, la tua Santissima Volontà; le tue fiamme saranno il mio cibo, il mio respiro, il mio tutto, e così non vedrò che fiamme, non toccherò che fuoco, che mi daranno vita e morte come quelli che subisci tu nell’Ostia, e così ti darò la mia vita. E mentre io resterò imprigionata in te, tu resterai sprigionato in me. Non è questo il tuo intento nel carcerarti nell’Ostia, per essere scarcerato dalle anime che ti ricevono, prendendo vita in loro?

Ed ora, in segno d’amore, benedicimi e dammi un bacio, mentre io ti abbraccio e resto in te.

O dolce Cuor mio, vedo che dopo che hai istituito il Santissimo Sacramento ed hai visto l’enorme ingratitudine e le offese delle creature agli eccessi del tuo amore, sebbene ne resti ferito ed amareggiato, pure non indietreggi, anzi vuoi tutto affogare nell’immensità del tuo amore.

Ti vedo, o Gesù, che amministri te stesso ai tuoi apostoli, e dopo soggiungi che, ciò che hai fatto tu, devono fare loro, dando loro la potestà di consacrare, e perciò li ordini sacerdoti ed istituisci altri sacramenti. Sicché, o Gesù, a tutto ci pensi, e tutto ripari: le prediche fatte ma­lamente; i sacramenti amministrati e ricevuti senza disposizione e perciò senza effetti; le vocazioni sbagliate dei sacerdoti da parte loro e da parte di chi li ordina, non usando tutti i mezzi per conoscere le vere vocazioni. Ah, niente ti sfugge, o Gesù! Ed io intendo seguirti e ripararti tutte queste offese.

Onde, dopo che hai dato adempimento a tutto, prendi i tuoi apostoli e ti incammini verso l’Orto di Getsemani, per dar principio alla tua dolorosa passione. Ti seguirò in tutto per tenerti fedele compagnia.


[1] Qui Luisa si riferisce a se stessa, ad una intera esistenza di sessantaquattro anni, passata in un letto circondato da una tendina, come in una prigione, soffrendo nel suo ufficio di vittima insieme con Gesù, e come Gesù nel tabernacolo. 


Riflessioni e Pratiche

Gesù è nascosto nell’Ostia per dare vita a tutti. Nel suo nascondimento abbraccia tutti i secoli e dà luce a tutti. Così noi, nascondendoci in lui, con le nostre preghiere e riparazioni daremo luce e vita a tutti, ed anche agli stessi eretici ed infedeli, perché Gesù non esclude nessuno.

Che fare in questo nascondimento? Per farci simili a Gesù Cristo dobbiamo nascondere tutto in lui, cioè pensieri, sguardi, parole, palpiti, affetti, desideri, passi ed opere, e fin le stesse preghiere nasconderle nelle preghiere di Gesù. E come l’amante Gesù nell’Eucaristia abbraccia tutti i secoli, così li abbracceremo insieme, e stretti a lui saremo pensiero di ogni mente, parola di ogni lingua, desiderio d’ogni cuore, passo d’ogni piede, opera d’ogni braccio. Così facendo storneremo dal cuor di Gesù il male che vorrebbero fargli tutte le creature, cercando di sostituire a tutto questo male, tutto il bene che ci sarà possibile fare, e in tal modo pressare Gesù a dare a tutte le anime salvezza, santità, amore.

La vita nostra, per corrispondere a quella di Gesù, de­v’essere tutta uniformata alla sua. L’anima deve, con l’intenzione, trovarsi in tutti i tabernacoli del mondo, per fargli continua compagnia e dargli sollievo e riparazione continua, e con questa intenzione fare tutte le azioni del­la giornata. Il primo tabernacolo è in noi, nel nostro cuore, bisogna quindi prestare grande attenzione a tutto ciò che il buon Gesù vuole fare in noi. Molte volte Gesù, stando nel nostro cuore, ci fa sentire il bisogno della preghiera. Ah! È Gesù che vuol pregare e ci vuole con lui, quasi immedesimandosi con la nostra voce, coi nostri affetti, con tutto il nostro cuore, per fare che la nostra preghiera sia una sola con la sua. E così, per fare onore alla preghiera di Gesù, staremo attenti a prestargli tutto il nostro essere, in modo che l’amante Gesù innalzi al cielo la sua preghiera, per parlare al Padre e per rinnovare nel mondo gli effetti della sua stessa preghiera.

Bisogna stare attenti a tutti i nostri moti interni, perché il buon Gesù ora ci fa soffrire, ora ci vuole alla preghiera, ora ci mette in uno stato d’animo, ora in un altro, per poter ripetere in noi la sua stessa vita.

Supponiamo che Gesù ci metta nell’occasione di eser­citare la pazienza. Egli riceve tali e tante offese dalle creature, che si sente spinto a mettere mano ai flagelli per colpire le creature, ed ecco che dà a noi l’occasione di esercitare la pazienza. E noi dobbiamo fargli onore, sopportando tutto con pace come lo sopporta Gesù, e la nostra pazienza gli strapperà di mano i flagelli che da lui attirano le altre creature, perché in noi egli eserciterà la stessa sua divina pazienza. E come della pazienza, così di tutte le altre virtù. L’amante Gesù, nel Sacramento, esercita tutte le virtù, e noi da lui attingeremo la fortezza, la mansuetudine, la pazienza, la tolleranza, l’umiltà, l’ubbidienza.

Il buon Gesù, dà a noi le sue carni in cibo, e noi per alimento gli daremo l’amore, la volontà, i desideri, i pensieri, gli affetti, così gareggeremo con l’amore di Gesù. Non faremo entrare nulla in noi che non sia lui, sicché tutto ciò che faremo, tutto deve servire per alimento al nostro amato Gesù. Il pensiero nostro deve ali­mentare il pensiero divino, cioè pensare che Gesù è nascosto in noi e vuole l’alimento del nostro pensiero, così pensando santamente alimentiamo il pensiero divino; la parola, i palpiti, gli affetti, i desideri, i passi, le opere, tutto deve servire per alimentare Gesù, e dobbiamo mettere l’intenzione di alimentare in Gesù tutte le creature.

O dolce Amor mio, tu in quest’ora transustanziasti te stesso nel pane e nel vino. Deh! Fa, o Gesù, che tutto ciò che dico e faccio, sia una continua consacrazione di te in me e nelle anime.

Dolce mia Vita, quando vieni in me, fa che ogni mio palpito, ogni desiderio, ogni affetto, pensiero, parola, possa sentire la potenza della consacrazione sacramentale, in modo che, consacrato tutto il mio piccolo essere, divenga tante Ostie per poter dare te alle anime.

O Gesù, dolce Amor mio, sia io la tua piccola Ostia per poter racchiudere in me, come Ostia vivente, tutto te stesso.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare al­l’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.