La Vergine Maria e il Regno della Divina Volontà 

Meditazioni mariane sulla Divina Volontà a cura di Don Leonardo M. Pompei

IVª Meditazione 

La prova


Preghiera alla Celeste Regina, per ogni giorno del mese di Maggio

Regina Immacolata, Celeste Madre mia, vengo sulle tue ginocchia materne per abbandonarmi, come tua cara figlia, nelle tue braccia, per chiederti coi sospiri più ardenti - in questo mese a Te consacrato - la grazia più grande: che mi ammetta a vivere nel Regno della Divina Volontà.

Mamma Santa, Tu che sei la Regina di questo Regno, ammettimi come figlia tua a vivere in esso, affinché non sia più deserto, ma popolato dai figli tuoi. Perciò, Sovrana Regina, a Te mi affido, acciocché guidi i miei passi nel Regno del Voler Divino e, stretta alla tua mano materna, guiderai tutto l'essere mio, perché faccia vita perenne nella Divina Volontà. Tu mi farai da mamma e, come a Mamma mia, Ti faccio la consegna della mia volontà, affinché me la scambi con la Divina Volontà, e così possa restar sicura di non uscire dal Regno suo. Perciò Ti prego che mi illumini per farmi comprendere che significa “Volontà di Dio”

Ave Maria ...

Fioretto del Mese

La mattina, a mezzogiorno e a sera, cioè tre volte al giorno, andare sulle ginocchia della nostra Mamma Celeste e dirle: “Mamma mia, ti amo, e tu amami e dammi un sorso di Volontà di Dio all'anima mia; dammi la tua benedizione, affinché possa fare tutte le mie azioni sotto il tuo sguardo materno”.  


Lezione della Regina del Cielo

Figlia mia, se tu sapessi quanto amo di tenerti stretta fra le mie braccia, poggiata sul mio Cuore materno, per farti ascoltare i celesti arcani del Fiat Divino! E se tu tanto sospiri d'ascoltarmi, sono i miei sospiri che fanno eco nel tuo cuore; è la tua Mamma che vuole la figlia sua, che vuole affidarle i suoi segreti e narrarle la storia di ciò che operò in me la Divina Volontà.

Figlia del mio Cuore, prestami attenzione: è il mio Cuore di Madre che vuol sfogare con la figlia sua. Voglio dirti i miei segreti, che finora non sono stati rivelati a nessuno, perché non era sonata ancora l'ora di Dio, che volendo largire alle creature grazie sorprendenti, che in tutta la storia del mondo non ha concesso, vuole far conoscere i prodigi del Fiat Divino, quello che può operare nella creatura se si lascia dominare, perciò vuol mettere me in vista di tutti, come modello, ché ebbi il grande onore di formare la mia vita tutta di Volontà Divina.

Ora, sappi, figlia mia, che non appena concepita misi in festa la Divinità. Cielo e terra mi festeggiarono e mi riconobbero per loro Regina. Io restai talmente immedesimata col mio Creatore, che mi sentivo nei domini divini come padrona. Già io non conobbi che cosa fosse separazione col mio Creatore; quello stesso Voler Divino che regnava in me regnava in Loro [le Divine Persone], e ci rendeva inseparabili.

E mentre tutto era sorriso e festa tra me e Loro, io vedevo che non si potevano fidar di me se non avevano una prova. Figlia mia, la prova è la bandiera che dice vittoria. La prova mette al sicuro tutti i beni che Iddio ci vuol dare; la prova matura e dispone l'anima per acquisti di grandi conquiste; ed anch'io vedevo la necessità di questa prova, perché volevo attestare al mio Creatore, per contraccambio dei tanti mari di grazie che mi aveva dato, un atto di mia fedeltà che mi costasse il sacrificio di tutta la mia vita. Quanto è bello poter dire: “Mi hai amato e Ti ho amato!” Ma senza la prova non si può dire giammai.

Or dunque sappi, figlia mia, che il Fiat Divino mi fece conoscere la creazione dell'uomo, innocente e santo. Anche per lui tutto era felicità; teneva il comando su tutta la Creazione, e tutti gli elementi erano ubbidienti ai suoi cenni. Come in Adamo regnava il Volere Divino, in virtù di Esso anche lui era inseparabile dal suo Creatore. Ai tanti beni che Iddio gli aveva dato, per avere un atto di fedeltà in Adamo, gli comandò che non toccasse un solo frutto dei tanti che c'erano in quell'Eden terrestre. Era la prova che Dio voleva per confermare la sua innocenza, santità e felicità, e per dargli il diritto del comando su tutta la Creazione.  Ma Adamo non fu fedele nella prova, e non essendo fedele, Iddio non si potette fidar di lui; e perciò perdette il comando, l'innocenza, la felicità, e si può dire che capovolse l'opera della Creazione.

Or sappi, figlia del mio Cuore, [che] nel conoscere i gravi mali della volontà umana in Adamo ed in tutta la sua progenie, io, la tua Celeste Madre, sebbene appena concepita, piansi amaramente ed a calde lacrime sull'uomo decaduto; ed il Volere Divino, nel vedermi piangere, mi domandò per prova che Gli cedessi la mia volontà umana. Il Fiat Divino mi disse: “Non ti chiedo un frutto come ad Adamo, no, no; ma ti chiedo la tua volontà. Tu la terrai come se non la avessi, sotto l'impero del mio Volere Divino, che ti sarà vita e si sentirà sicuro di fare ciò che vorrà di te”.

Così il Fiat Supremo fece il quarto passo nell'anima mia, domandandomi per prova la mia volontà, aspettando da me il mio Fiat e l'accettazione d'una tal prova.

Ora, domani ti aspetto di nuovo sulle mie ginocchia, per farti sentire l'esito della prova; e siccome voglio che imiti la Mamma tua, ti prego da Madre che non rifiuti mai nulla al tuo Dio, ancorché fossero sacrifici che ti durassero tutta la vita. Il non smuoverti mai nella prova che Iddio vuole da te, la tua fedeltà, è il richiamo dei disegni divini su di te e il riflesso delle sue virtù, che come tanti pennelli formano dell'anima il capolavoro dell'Ente Supremo. Si può dire che la prova presta la materia nelle mani divine, per compiere il loro lavorio nella creatura.  E [di] chi non è fedele nella prova, Dio non sa che farne; non solo, ma scompiglia le opere più belle del suo Creatore.

Perciò, mia cara figlia, sii attenta: se tu sarai fedele nella prova, renderai più felice la Mamma tua  Non mi far stare in pensiero; dammi la parola ed io ti guiderò, ti sosterrò in tutto come a figlia mia.


Punti di meditazione

1. “Il valore e l’importanza della prova”

La meditazione di questo quarto giorno è importantissima nel comprendere i rapporti tra Dio e la creatura intelligente. Si tratta di rapporti fondati sulla libertà di entrambi e su una relazione personale e responsabile della creatura verso il Creatore. Davanti a Dio, siamo tutti nudi e soli: Dio ci tratta come interlocutori liberi e responsabili e vuole vedere le nostre reazioni alle sue iniziative. Da noi, non da altri. Senza intermediari o mediazioni (pur necessari in tantissimi casi e strutturali nella vita spirituale e della Chiesa stessa). Non dobbiamo mai pensare che “tanto Dio sa tutto”, né credere che la nostra volontà umana sia irrilevante e comunque incapace di rovinare i divini disegni: tutt’altro!

La storia dell’uomo, fin dalla sua comparsa, è storia di tragedie proprio per questo motivo: l’esercizio disastroso e fallimentare della libertà, che comportò la nascita della volontà umana e la fine della felicità per l’uomo. Una prova ci fu per gli angeli in Paradiso: la superarono alcuni, altri caddero irreversibilmente. Una prova ci fu per i nostri progenitori: non la superarono e rovinarono il genere umano.

Una prova ci fu per il riscatto del genere umano e, come è facile prevedere senza anticipare la meditazione di domani, la Madonna la superò alla grande. Secondo il pensiero di svariati autori probati, la prova degli angeli fu l’accettazione del mistero dell’Incarnazione, con il conseguente dovere di adorare il Verbo Eterno nella sua veste umana e venerare la Sua Madre come loro Regina e a loro superiore; la prova dei progenitori consistette nel non indagare sul mistero della vita, lasciando a Dio la conoscenza di esso e fu violata col primo atto sessuale; ci fu dunque una prova anche per la Madonna e c’è una prova (e delle prove) nella vita di ogni essere umano e dunque per ciascuno di noi.

2. “La prova è la bandiera che dice vittoria”

La prova mette al sicuro tutti i beni che Iddio ci vuol dare; la prova matura e dispone l’anima per acquisti di grandi conquiste. Si chiamano “prove” anche gli esami che si sostengono nelle scuole. Siamo noi e il professore, noi e il compito scritto. Se hai studiato passi, altrimenti sarai respinto. Se superi tutte le prove consegui la vittoria, cioè il titolo (il diploma, la laurea), altrimenti no. È legge di vita. La prova mette al sicuro tutti i beni che Dio vuol darci, perché solo dopo averla superata potremo ricevere da Dio i suoi doni e i suoi beni senza trasformarli nella nostra rovina: ne avremo il “titolo”!

La prova matura, cioè fa crescere e rende l’anima forte per camminare sulle vette della santità. Sempre e solo in questo senso dobbiamo vedere e intendere le prove della vita: Dio deve realmente sapere, vedendo il libero esito dei nostri liberi atti (che lui sa e prevede, ma che solo dopo che sono realmente compiuti possono dirsi presenti e irreversibili) se può fidarsi o meno di noi e quindi affidarci i suoi beni.

3. “La Madonna comprese la necessità e l’importanza della prova”

“Anch’io vedevo la necessità di questa prova, perché volevo attestare al mio Creatore, per contraccambio dei tanti mari di grazie che mi aveva dato, un atto di mia fedeltà che mi costasse il sacrificio di tutta la mia vita. Quanto è bello poter dire: ‘Mi hai amato, e Ti ho amato!’. Ma senza la prova non si può dire giammai”.

Anche la Madonna, dunque, comprendeva l’importanza e la necessità di superare una prova. Nella saga del “Signore degli anelli”, scritta da Tolkien come grande allegoria fantasiosa di alcune importanti verità cristiane, troviamo la figura di Galadriel (che a molti interpreti sembra simboleggiare la Madonna) che viene sottoposta alla prova di resistere al fascino seducente dell’anello del potere. Pur tentata fortemente, resiste e può al termine della lotta dire: “ho superato la prova”.

Noi siamo creature libere ed è nell’accettazione e nell’offerta libera dei sacrifici necessari a superare le prove che DIMOSTRIAMO a Dio il nostro amore, dandogli la “certezza” (se è consentito esprimersi in questo modo) che può fidarsi di noi. Solo l’azione, infatti, manifesta la reale volontà della persona. E solo l’azione, una volta compiuta, rimane come fatto indelebile, di cui Dio stesso non può che prendere atto. La Divina Onnipotenza, infatti, può intervenire prima di un’azione per impedirla; ma una volta che essa è compiuta, non può essere cancellata.

La Divina Onnipotenza può intervenire se, quando e come vuole sugli effetti di essa, ma non cancellarla. Lo spiega san Tommaso d’Aquino: “una volta che un’azione c’è stata, Dio non può fare in modo che essa non sia”. Ecco perché è tanto importante la nostra risposta. Del resto anche l’amore si dimostra a fatti, come ci ricorda a chiare lettere il grande san Giovanni: “non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (!Gv 3,18).

4. “La rovina e la possibilità del ritorno all’Eden”

La prevaricazione di Adamo provocò la perdita della sua innocenza, santità e felicità, nonché il diritto di dominare sulla creazione. Esattamente i doni immensi e magnifici che riebbe in pienezza la Regina del Cielo: innocentissima, santissima e felicissima fin dal concepimento e avendo un impero ASSOLUTO su tutta la creazione e sulle potenze del male in particolare.

È certamente quello che attende anche noi se ci inoltriamo decisi in questo meraviglioso cammino, nel Regno della Divina Volontà, presi per mano e guidati in questo mondo dalla Manina benedetta della nostra Santissima Signora, che lo ha abitato, lo abita e lo conosce come nessuno.

La Madonna non è altro che “la volontà di Dio fatta persona”; se dunque non si arriva a tale grado di fusione con la Divina Volontà, si è ancora molto al di qua di una vera vera devozione alla Madonna, che, come insegnava il grande padre Pio, sempre significa “imitazione”.

5. “La prova di Maria”

Stupenda l’espressione con cui Dio gliela propose: “Ti chiedo la tua volontà. Tu la terrai come se non la avessi, sotto l’impero del mio Volere Divino, che ti sarà vita e si sentirà sicuro di fare ciò che vorrà di te”. La stessa identica cosa Dio chiede a chiunque voglia entrare in questo Mondo Divino. Guai a pensare che basta fare l’atto preventivo, l’atto di fusione, gli atti attuali, qualche giro nel fiat Creante e Redimente e “automaticamente” tutto ciò che si pensa, si dice e si fa diventa “volontà di Dio”.

Guai a coltivare un simile pensiero! Vivere nella Divina Volontà è andare oltre il “fare la Divina Volontà”: ma l’andare “oltre” presuppone una meta già raggiunta. Nella calma, nella soavità e nella pace, noi dobbiamo sempre vigilare sui nostri pensieri, sulle nostre parole, sui nostri comportamenti, sulle nostre azioni e chiederci: “è Volontà Divina? La Madonna penserebbe questa cosa, direbbe questa cosa, si comporterebbe in questo modo, farebbe questa azione o omissione?”.

Guai a non vigilare su sé stessi e a non lavorare per emendarsi e correggersi! L’unione con la Divina Volontà rende enormemente più facile tale compito (se ci lasciamo plasmare e maneggiare come argilla), ma non lo compie Dio al posto nostro… E quando veniamo a conoscere un Volere Divino (o mariano, ma tanto è la stessa cosa), anche espresso sotto forma di desiderio (la Madonna non dà mai ordini, ma mostra sempre ciò che le è gradito e che desidera), da parte nostra dobbiamo tuttavia accoglierlo come legge e metterlo in pratica. Altrimenti il cammino aureo della Divina Volontà diventa “pia poesia” e può - Dio non voglia - trasformarsi anche in “pia illusione”.

Facciamo qualche esempio. La Madonna vuole preghiere, digiuni e penitenze: le faccio? Chiede partecipazione frequente, intensa e devota ai sacramenti che si possono ripetere (confessione e eucaristia): lo faccio? Chiede la rinuncia al mondo e ai suoi idoli (il sesso, i soldi, la scatola del diavolo che è la televisione, il fumo, la dipendenza da alcool, le discoteche, solo per fare qualche esempio…): lo faccio? Chiede modestia e dignità nel vestire, alle donne in primis, ma anche agli uomini: lo faccio? Chiede di essere, come Lei, solo amore e belli nell’amore: lo faccio? Guai a chi, come i farisei, rinnova l’ipocrisia di illudersi o atteggiarsi da santo senza sforzarsi di esserlo. Si ridurrebbe il cammino divino della Divina Volontà a poco più che una barzelletta e diventerebbe - non senza colpa, ma nemmeno senza ragione - oggetto di beffe e ludibrio da parte dei pagani e dei senza Dio, che vogliono vedere frutti degni di conversione e non foglie di belle parole che il vento porta via con sé…!


L'anima

Mamma santa, conosco la mia debolezza, ma la tua bontà materna mi infonde tale fiducia che tutto spero da te, e con te mi sento sicura; anzi, metto nelle tue mani materne le stesse prove che Iddio disporrà di me, affinché tu mi dia tutte quelle grazie per fare che non mandi a sfascio i disegni divini.


Fioretto

Oggi, per onorarmi, verrai tre volte sulle mie ginocchia materne e mi porterai tutte le tue pene d'anima e di corpo; porterai tutto alla Mamma tua ed io te le benedirò, per infondere in esse la forza, la luce, la grazia che ci vuole.


Giaculatoria

Mamma Celeste, prendimi fra le tue braccia, e scrivi nel mio cuore: “Fiat, Fiat, Fiat!”